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DIARI DI BORDO

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Una storia di peripli e portolani.

Non è facile inquadrare con sicurezza una storia dei diari di bordo, a partire dall'antichità. Il giornale di bordo, nelle varie forme che può assumere (portolano, raccolta di disegni, appunti personali, annotazioni geografiche...), nasce infatti con la stessa navigazione, confondendosi con la finalità cui era preposto, e cioè come strumento per la memorizzazione e per la descrizione dei luoghi incontrati durante la navigazione. Non appena le imbarcazioni hanno potuto, grazie allo sviluppo tecnico, allontanarsi sul mare, fuori dalle terre note, si è reso infatti necessario definire con precisione i tempi e le distanze percorse. Il mare, per le proprie caratteristiche di omogeneità, non offre possibilità di definire i propri spazi, se non in relazione ad altri elementi fissi, che nello specifico non possono essere altro che il tempo trascorso, le stelle o la costa.

Sul giornale, in un primo momento, venivano appuntati quindi uno o più di questi elementi. Prima dell'invenzione dei solcometri, capaci di indicare la distanza percorsa, e prima della individuazione della volta celeste come parametro di riferimento geografico, lo spazio veniva definito esclusivamente grazie alla costante descrizione della costa. La scansione periodica, definita attraverso l'annotazione puntuale effettuata sempre alla medesima ora, serviva a sua volta a scandire il tempo. La navigazione antica raramente poteva, per questa ragione, essere d'altura. Il rischio di perdere la rotta e non riuscire a ritrovare la strada di casa era infatti troppo alto.

Da un punto di vista storico, la costa, quindi, percorsa parallelamente, era esplorata e tracciata dai navigatori, su commissione dei propri referenti politici, con lo scopo di individuare nuovi mercati con cui commerciare, nuove aree da sfruttare per le materie prime. La descrizione diveniva perciò fondamentale, e doveva essere il più possibile precisa, affinché i governi potessero utilizzarla per pianificare la nascita di nuove colonie commerciali.

Maestra nel commercio e non a caso dell'arte della navigazione, è l'antica civiltà fenicia, nata sulle sponde dell'odierno Libano. A loro dobbiamo l'invenzione della chiglia, che permise alle imbarcazioni, grazie allo sviluppo di un solido elemento longitudinale, di contrastare l'effetto di deriva e scarroccio. Prima di essi, gli egizi utilizzavano le navi esclusivamente per il trasporto fluviale, molto più tranquillo ed esente dai rischi di correnti inattese. I fenici invece, primi ad affrontare le insidie del Mediterraneo, dovettero costruirono a tale scopo imbarcazioni solide grazie anche al legno di cedro, robusto e adatto al mare, di cui era ricco il loro territorio.

Questo accenno storico riferito alla civiltà fenicia è dovuto al fatto che ad essa, e in particolare a quella cartaginese, dobbiamo la prima relazione di viaggio per mare, che ci è pervenuta però solo nella sua trascrizione in greco. Si tratta di un testo risalente al VI sec. a.C., testimonianza di un'impresa eccezionale per i tempi: l'uscita dal Mediterraneo oltre le Colonne d'Ercole fino all'attuale Sierra Leone. Il comandante della flotta, Annone il cartaginese, appunta luoghi, popolazioni e distanze effettuate. La sua relazione, precisa e puntuale, è corredata naturalmente da immagini e racconti fantastici di Gorgoni e fiumi di fuoco. Essendo una relazione, per lo più riportata tramite trascrizioni posteriori, non possiamo parlare strettamente di un diario di bordo. Questo tipo di documenti, però, possiamo dirlo con una certa sicurezza, hanno come inevitabile riferimento gli appunti tenuti dal capitano, o, come più probabile in questo caso, dallo scriba che li redigeva sotto dettatura. Quindi, seppure non possiamo constatare la presenza di un diario di bordo, possiamo intuire che sia necessariamente esistito e abbia avuto una sua forma e una sua finalità.

Sempre di questo genere, definito nella tradizione come periplo, è il resoconto del viaggio di Nearco, il capitano della armata navale che riportò in patria parte dell'esercito di Alessandro Magno, in seguito a una delle spedizioni in Oriente. Anche di questo documento abbiamo solo un resoconto posteriore, il racconto che ne fece Flavio Arriano nel II sec. d.C. nella sua Anabasi di Alessandro. Leggendolo, ci è facile individuare quelle che sono le caratteristiche tipiche della scrittura del giornale di bordo: i progetti iniziali riferiti al viaggio da effettuare, la cronaca degli eventi minuti e delle condizioni atmosferiche, gli incontri sorprendenti e, naturalmente, la puntuale descrizione delle coste.

Negli anni a venire, fino all'epoca delle grandi esplorazioni, gli uomini di mare si dedicarono al commercio e alla conquista. Sempre, però, avendo chiara la necessità di redigere documenti sulla loro navigazione. Documenti fondamentali che si tradussero in resoconti storici, cronache di guerra, e soprattutto in portolani.

Spesso si sottovaluta quanto i portolani siano stati uno strumento fondamentale nella evoluzione della navigazione. In essi venivano - e vengono tuttora - indicati i porti sicuri, il tipo di venti da cui ci si può in essi riparare e le insidie celate dalle acque, come secche o barriere coralline. Senza di essi, e senza quindi la testimonianza delle esperienze dei navigatori precedenti, le avventure in mare si sarebbero troppo spesso trasformate in tragedie. E cos'altro sono i portolani, se non la traduzione, in immagini e istruzioni, degli appunti dei diari di bordo di tutti i marinai che si sono avvicendati sulle acque dei mari di tutto il mondo?

Tracce dei giornali si possono quindi rivelare nei portolani che si accumularono fino a divenire materiale imprescindibile per quelle che divennero le imprese belliche e commerciali succedutesi per tutta l'età antica. Il commercio e la navigazione passarono dal predominio fenicio a quello greco, da quello cartaginese alla superpotenza romana. La decadenza dell'impero portò allo spostamento del baricentro del potere in Oriente. I bizantini e poi gli arabi si succedettero sul mar Mediterraneo, fino a quando la rinascita europea portò ad affacciarsi sui mari le città che divennero presto le cosiddette Repubbliche marinare. Amalfi, per prima, importò in Europa tecniche e conoscenze dall'Oriente. La bussola, per prima, e poi, naturalmente, i portolani.

D.C.

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