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DIARI DI BORDO

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I diari di bordo come diari intimi sul mare.

Il diario di bordo, tra il XIX e il XXI sec., assume delle caratteristiche tutte particolari. Se da un lato i giornali di bordo continuano a essere redatti in maniera sempre più asettica, in quanto materiale tecnico scientifico legato a strumenti tecnologicamente avanzati, dall'altro, alcuni navigatori cominciano a farne un uso personale e letterario. Questi, per alcuni aspetti, cominciano a somigliare a veri e propri diari intimi, tenuti per ragioni sempre più articolate. La differenza, però, tra diari intimi e diari intimi di bordo, sta nella specificità di quelli redatti su di un'imbarcazione, i quali portano con sé il valore aggiunto della condizione particolare della scrittura "sul mare". Tale condizione, particolarissima, del corpo e ancor più dello spirito, fa sì che il fissare su carta idee, dati e impressioni, divenga un gesto di "necessità" e di "potenza". Il diario sul mare "deve" essere scritto - per poter mantenere al di sopra di una massa d'acqua, dove tutto scorre - le misure e i principi senza i quali la vita stessa perderebbe di senso. Il tempo, lo spazio, la partenza, gli obiettivi, sono questi gli elementi irrinunciabili nella stesura di un giornale di bordo. Poter divenire, attraverso la scrittura, il sacerdote di tali principi, è l'istinto di potenza che domina il navigatore. Un'autorità che si esercita però soprattutto su se stessi.

I navigatori divengono in questo senso scrittori, in quanto ricostruiscono il loro universo intimo nel rapporto con l'esperienza del mare. È forse anche per questo che, spesso, la testimonianza di questi diari arriva al lettore in una forma diversa da quella di partenza. Il diario di bordo, così come appare alle stampe, è infatti quasi sempre una rielaborazione a posteriori di un lavoro effettuato quotidianamente, una sistemazione letteraria del processo di scrittura. Fortunatamente, le annotazioni giornaliere portano con sé un'eredità particolare che non viene persa durante quello che nel mondo editoriale si chiama editing del testo. I resoconti, le narrazioni, mantengono l'aspetto della storia che si crea senza premeditazione. Ciò che resta è la testimonianza, il percorso effettuato parallelamente all'esperienza. Il discorso al presente rende partecipe il lettore, in modo tale che, come dice un altro esperto di letteratura di viaggi, Giorgio Raimondo Cardona, "l'immedesimazione sarà perfetta, ma soprattutto sarà massimo il valore di verità: si può forse non prestare fede a quello di cui siamo noi stessi testimoni?"1.

La testimonianza del viaggio non è più legata alla missione commerciale, bensì alla sfida individuale. Il mondo contemporaneo esalta la capacità del superamento di sé, e i protagonisti di queste sfide sul mare sono, nella cultura contemporanea, per lo più i velisti.

Il primo della lista è sicuramente Joshua Slocum, un uomo di mare americano che al'età di 51 anni, dopo una vita passata su navi mercantili, si costruì la sua imbarcazione a vela recuperando un vecchio sloop utilizzato come baleniera, e si avviò, in solitaria, per effettuare un giro del mondo. Lo "Spray" salpò il 24 aprile 1895 da Boston e ritornò 3 anni dopo, dopo aver percorso 46.000 miglia. Di questo viaggio pubblicò il libro Solo, intorno al mondo, tratto naturalmente dal suo diario di bordo. Slocum morì misteriosamente, scomparso dopo essere salpato a 65 anni per le Indie Occidentali. Né lui né la sua barca furono mai ritrovati.

A Joshua Slocum si ispirò un altro grande velista e scrittore, Bernard Moitessier. La sua vita, non meno avventurosa, è narrata nei suoi numerosi libri, tutti autobiografici e spesso tratti direttamente dai suoi diari di bordo. Una vita sul mare, quella di Bernard Moitessier, culminata con l'esperienza del giro del mondo senza scalo organizzato dal Sunday Times nel 1968. Moitessier partecipò con la sua imbarcazione, non a casa chiamata "Slocum", ma non fu il fatto di essere riuscito a navigare, insieme a pochi altri partecipanti, circumnavigando il globo con una barca a vela, doppiando i tre capi, e in solitario, bensì ciò che fece in seguito, e cioè continuare e percorrere, senza fermarsi, un altro mezzo giro del mondo, per poter continuare a godere dell'esperienza del mare, che ormai lo aveva allontanato per sempre dalla civiltà avanzata. Il libro che pubblicò in seguito è il diario e il resoconto di questo viaggio intorno a se stesso: La lunga rotta.

Molti furono i navigatori che scrissero i diari delle loro esperienze e sfide, come Eric Tabarly, Francis Chichester o ancor prima Richard Henry Dana Jr. Quest'ultimo ci introduce, con il suo Due anni a prora, in un ambito assai particolare della storia dei diari di bordo, quello degli scrittori navigatori. Figlio di un poeta e giornalista, egli stesso studente di Harvard (anche se lasciò gli studi universitari per imbarcarsi), Dana jr. rappresenta quella generazione di scrittori che trassero ispirazione dal mare per scrivere le proprie opere. Naturalmente non erano mancati in precedenza autori che trattassero l'argomento, ma tra il XIX e il XX secolo si avvicendarono generazioni di letterati che ne scrissero avendo vissuto parte della loro esistenza in mare. Parliamo naturalmente di Herman Melville, di Joseph Conrad, di Francisco Coloane. Proprio di Melville ci è giunto l'originale di un suo giornale di bordo, anche se in realtà si tratta di un diario scritto "da passeggero" durante un viaggio per l'Europa realizzato nel 18492.

Ancora differente è il caso dei diari letterari, e cioè di quel genere letterario che trae spunto dalle caratteristiche già più volte espresse del giornale di bordo, per realizzare un'opera di finzione. Si tratta in questo caso, ovviamente, di un diario mediato da scelte effettuate a tavolino, e quindi prive di quel valore di realtà condivisa; utile però per rimarcare l'interesse suscitato nel pubblico da questo genere di scrittura, e le sue potenzialità espressive.

Alcuni esempi: Edgar Alla Poe ha inserito nel suo Avventure di Gordon Pym stralci di diario, mentre Giuseppe Jovino nel suo Vecchie storie di banchina utilizza il giornale di bordo per raccontare la storia del protagonista; Ferdinand Lallemand con il suo storico giornale di bordo di Markos Sestios, ricostruisce la vita e la mentalità greca classica attraverso il diario di un mercante del II sec. a.C., Jack London con L'ammutinamento della Elsinore, ripercorre sue esperienze realmente vissute e avventure inventate in un percorso narrativo di crescita e formazione. Molti altri potrebbero essere citati, che mescolano realtà e finzione attraverso la forma del diario. Guy de Maupassant, Charles Dickens, Jules Verne sono solo alcuni degli autori che si potrebbero citare.

Oggi forse l'aspetto romantico si sta perdendo, cedendo il passo a nuove funzionalità.  Ne può essere esempio l'esperimento che realizzò nel 1992 Gianni Loperfido, autore del libro Sull'Amerigo Vespucci. 500 anni dopo Colombo. Diario telematico di bordo, in cui la navigazione veniva seguita tramite un giornale di bordo che si andava costituendo quotidianamente attraverso fax satellitari inviati sulla terra ferma.

Nell'epoca di internet, stiamo vivendo una fase in cui l'annotazione quotidiana può essere messa in linea e in relazione con una serie infinita di eventi e lettori. Al diario si sostituisce il blog e alle pagine lo schermo, ma chi scrive, chi annota dati e considerazioni, è sempre lo stesso essere umano, capace di ritrovarsi e riconoscersi tale attraverso il riflesso delle proprie parole, anche quando queste si mescolano al liquido fluire del mare.

Questi sono solo alcuni esempi delle forme assunte nell'arco dei secoli dai diari o giornali di bordo. Non si è preteso certamente di raggiungere l'esaustività, ma sola accennare al progredire di un genere di scrittura speciale, che racchiude in sé il gesto creativo e rassicurante dell'uomo che affronta il mare cercando di dominarlo tramite le parole.

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Note:

 

1) Cardona, Giorgio Raimondo, I viaggi e le scoperte, in Letteratura Italiana, dir. Da A. Asor Rosa, vol. V. Le Questioni, Einaudi, Torino, 1986.

2) Il testo, relativo ai soli giorni di navigazione, è raccolto in Spagnol, Mario - Dossena, Gianpaolo (a cura di) - Avventure e viaggi di mare / giornali di bordo, relazioni, memorie - Salani - 1995 - pagg. 210-219.

 

D.C.

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