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DIARI DI BORDO

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L'epoca delle esplorazioni, i primi diari di viaggio.

Per arrivare a una diffusione dei diari di bordo veri e propri, tale da poter tentarne una storicizzazione, occorre giungere fino all'epoca delle grandi esplorazioni. Da Cristoforo Colombo a Vasco de Gama, per arrivare fino a James Cook, molti, tra i grandi avventurieri, conquistatori e scopritori, ci hanno lasciato, in originali o in copie più o meno fedeli, i giornali dei loro viaggi. Questo materiale è oggi considerato sicuramente fondamentale come documento storico, ma non pochi leggono quelle pagine come testimonianze di uomini che hanno visto costituirsi di fronte ai propri occhi mondi e realtà nuovi.

I giornali di bordo redatti tra il XVI e il XVIII secolo contengono un potenziale stupefacente di innovazione e misura. L'aspetto dell'apporto individuale dell'uomo singolo, dell'eroe, del capitano coraggioso e lungimirante, anche se non capo politico, è una caratteristica che distingue l'età moderna. Gli esploratori inseriscono quindi loro stessi, la loro personale avventura, all'interno di un sistema letterario rigoroso, quale è il giornale di bordo. Ciò vale quando si deve scrivere un diario per contratto, quando cioè, esplorando nuovi e sconosciuti orizzonti, si rivela necessario rendicontare ogni cosa accade, ogni dato che possa risultare utile a determinare l’opportunità dell’investimento realizzato. Un po’, naturalmente, quello che accadde, lo abbiamo visto nel capitolo precedente, durante lo sviluppo della civiltà e dell’arte marinaresca antica grazie ai fenici.

Tra le pagine del diario di Cristoforo Colombo - che oggi possiamo leggere però solo tramite la riduzione effettuata da Bartolomeo De Las Casas - ci si offrono parole che si propongono di descrivere lucidamente e freddamente gli eventi e i paesaggi incontrati, ma al contempo, in "presa diretta" - diremmo oggi - si possono scorgere la commozione, l'orgoglio, la curiosità e, perché no, anche le insicurezze di un capitano che aveva investito la propria credibilità e il proprio futuro su quell'impresa. Sebbene la maggior parte del testo sia narrata dal religioso, il quale possiamo supporre che abbia operato tagli e scelte determinate dalla propria sensibilità, vi sono alcuni brani che riportano fedelmente le parole dell'ammiraglio genovese. Sono quelle che maggiormente ci colpiscono, facendoci compagni di uno dei personaggi più celebri e celebrati della storia universale. È esattamente questo che ci appare come fondamentale nella lettura dei diari di bordo, e cioè la possibilità di essere presenti, partecipi, quasi intimi, durante la scrittura, ma al contempo sentirci straniati rispetto alla narrazione, avvenuta in mare, e cioè in condizioni totalmente diverse rispetto a quelle del lettore (a meno che, naturalmente, non si stia contemporaneamente in navigazione).

Un altro diario interessante dell'epoca moderna, anche perché il redattore, oltre ad essere uno dei grandi esploratori del XVIII secolo, fu anche nonno del più noto Lord George Gordon Byron, è quello del vice-ammiraglio John Byron, navigatore infaticabile, sebbene non sempre fortunato (fu soprannominato "Foul-weather Jack" a causa del tempo atmosferico, di norma avverso, con cui si dovette cimentare). Tra i momenti più notevoli della sua carriera possiamo citare un naufragio sulle coste della Patagonia (che descrisse nel libro The Narrative of the Honourable John Byron, e che Patrick O'Brian trasse come ispirazione per il suo The Unknown Shore), ma soprattutto la circumnavigazione del globo, realizzata tra il 1764 e il 1766, durante la quale ebbe modo di conquistare le Isole Faulkland e scoprire le isole di Tuamotu, Tokelau e le Isole Gilbert. Il diario comprende proprio questo biennio fortunato e ricco di eventi.

Sorte particolarissima è quella del diario di Francis Fletcher, il cappellano di bordo della "Golden Hind", la nave comandata dal pirata Francis Drake. L'importanza di tale testimonianza non è legata esclusivamente alle avventure di un uomo che, con il sostegno della corona inglese, distruggeva e saccheggiava imbarcazioni nemiche, ma nel fatto - non meno rilevante - che questi, per mettere in opera le proprie malefatte, decise, nel 1577, di affrontare un'impresa che prima di lui aveva realizzato soltanto Magellano: la circumnavigazione del globo. Il sacerdote, non solo nei suoi appunti, non è tenero con il comandante, al punto da infliggergli la scomunica durante la permanenza nelle Indie Orientali. Purtroppo però tutti questi dati non ci sono forniti direttamente dal testo di Fletcher, ancora inedito, ma dall'uso che se ne fece per pubblicare un altro testo: The World Encompassed dello stesso Sir Francis Drake.

Quasi per gioco, a titolo di esempio, abbiamo citato questi testi, in quanto numerosi, e impossibili da enumerare tutti, sono i giornali di bordo redatti e pubblicati in questi pochi secoli. Imprescindibili però sono il primo, quello di Cristoforo Colombo, già citato, e l'ultimo, dell'altro grande esploratore, James Cook (1728-1779). Lo scopritore del Nuovo Mondo apre il ciclo degli scritti di esplorazione, mentre il navigatore inglese chiude l'età delle grandi navigazioni con il suo diario di ricognizione del Nuovissimo Mondo e del continente Antartico. Non si può, con rigore storico, affermare che i giornali di bordo di Colombo e di Cook siano realmente il primo e l'ultimo dell'età moderna, ma idealmente possiamo considerali tali proprio in virtù del fatto che il genovese rappresenta l'inizio di un periodo, carico di entusiasmo e ingenuità - ingenuità tale, però, da permettere gravissimi delitti - mentre Cook, attraverso le sue asciutte e moderne annotazioni, sembra dare un taglio definitivo ad un'epoca di azzardi e sprovvedutezze, per configurarsi invece come modello di approccio quasi scientifico, capace di concepire "il viaggio come problema unitario e globale, nei suoi aspetti nautici, scientifici e umani"1.

Proprio dal punto di vista del rapporto tra giornali di bordo e scienza, occorre aggiungere che i diari redatti dal XVI al XVIII sec., oltre a rappresentare un'ottima fonte storica, hanno acquisito nel tempo un valore importante per gli studiosi moderni di materie scientifiche. Come mostrato nello studio pubblicato su Science da David Gubbins e i geofisici dell'università britannica di Leeds, grazie all'analisi dei numerosi diari di bordo lasciatici dalla storia, si è potuto ottenere dei risultati rilevanti nella comparazione dei dati sul magnetismo terrestre. Tutti coloro che hanno una certa dimestichezza con la navigazione sanno che il nord geografico si discosta, in maniera differente nel tempo e nello spazio, dal nord magnetico. Vale a dire che in zone geografiche e in moneti differenti, l'angolo tra queste due rilevazioni appare differente. Esistono comunque delle costanti e delle progressioni che gli studiosi hanno potuto osservare solo da quando si è cominciato a rilevare sistematicamente i dati, e cioè dal XIX secolo. Per i secoli precedenti, oltre a non sempre attendibili dati geologici e mineralogici, si è deciso di rimettersi alle annotazioni affidate proprio ai giornali di bordo dei navigatori, i quali annotavano con meticolosità i dati relativi alle loro posizioni e ai rilevamenti astronomici.

Tra i citati poli, assumono diverso valore ma uguale interesse, i diari dei protagonisti di questo favoloso momento storico. Oltre ai già citati giornali del cappellano Fletcher e di John Byron, non si possono omettere il Roteiro di Vasco de Gama, il Voyage autour du monde del conte di Bougainville, che intraprese una circumnavigazione della terra con la sua "Boudeuse", o il Journal de voyage di Alessandro Malaspina. Tutti importanti, naturalmente, per i lettori e gli studiosi di oggi, ma di grande interesse come strumenti di valutazione del gusto dell'epoca in cui furono scritti. Molti di questi diari furono infatti dei veri e propri "best seller" dell'epoca, e altri, al contrario, riscoperti solo in un momento successivo. È il caso proprio dei diari di Cook, schiacciati dal diario parallelo di Joseph Banks, il naturalista presente a bordo dell'Endeavour, l'imbarcazione comandata dallo stesso Cook. Banks, uomo di spicco nella bella società dell'epoca, ebbe infatti maggior fortuna nella pubblicazione del suo giornale, che quello dello stesso comandante. Le annotazioni dello scienziato dovevano infatti stimolare maggiormente l'attenzione degli europei, in quanto presentavano paesaggi e popolazioni selvagge e sconosciute, rispetto all'ossessione per i dati e le rilevazioni geografiche di Cook.

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Note:

1) Marenco, Franco, James Cook e l'esplorazione del Pacifico, in James Cook, giornali di bordo, I, TEA, Milano, 2007, pag. 45.

D.C.

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